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Piano Operativo di Zona

by mythsmith last modified 2008-01-03 01:35

Il presente documento descrive come la Zona deve rispondere ad una emergenza di protezione civile.

1. Presentazione

In attuazione del programma annuale 2004-2005 approvato in Assemblea, la Zona di Modena ha deciso di dotarsi del presente Piano Operativo di Zona (POZ).

Il Piano Operativo deve essere snello, chiaro, preciso; si deve concentrare su come gestire le situazioni di crisi, senza prescindere però dalle ragioni che ci portano, come Scout, ad operare negli ambiti di Protezione Civile; deve essere accessibile a e comprensibile da tutti i capi.
I primi riferimenti sono i documenti associativi dei livelli superiori e tra questi, oltre statuto e regolamento, in particolare il Nuovo Piano Operativo (PO) e il Piano Operativo Regionale (POR).
Essendo un documento ufficiale della Zona di Modena deve considerare in primo luogo i rischi e le emergenze locali, ma deve chiarire come la Zona intende operare in situazioni che coinvolgano livelli territoriali più ampi, nonché definire le linee guida per le attività di prevenzione e pianificazione dei rischi, per i percorsi formativi necessari.
Il POZ deve essere conosciuto e verificato periodicamente dall’Associazione per poter essere strumento efficace e di reale supporto alla gestione di situazioni per loro  natura imprevedibili e complesse. Si stabilisce venga verificato a 6 mesi dalla sua prima approvazione per poter essere considerato pienamente rispondente alle  esigenze della Zona. Compito del Settore Emergenze e Protezione Civile della Zona di Modena è la promozione del POZ nella Zona, la successiva valutazione in fase di
programmazione annuale, la redazione delle proposte di modifica che vengano mosse dai capi della zona da sottoporre al Consiglio di Zona.

1.1    Agesci in Protezione Civile e nell’Emergenza

Il servizio in Protezione Civile e nell’emergenza è espressione       di     una      precisa     scelta dell’Associazione che trae fondamento dai Valori che ci legano, richiamati e contestualizzati nei documenti associativi ad ogni livello. Il POZ e chi lo applica o interviene deve rispondere a questa chiamata, si richiamano alcune  delle linee imprescindibili, in particolare, quando si opera in EPC:

  • abbiamo promesso di aiutare gli altri in ogni circostanza;
  • ci lega il motto “Del nostro meglio per essere pronti a servire”;
  •  dalla Statuto (art 2, 3’) sappiamo che l’AGESCI     opera    nel   campo     della protezione civile, con stile e forme coerenti con le proprie finalità e tradizioni educative e di servizio;
  • il nuovo Piano Operativo precisa che (art 1.1.3) “l’Associazione in caso di calamità interviene il più presto possibile attraverso la propria struttura, che viene
  • convertita a questo scopo in maniera preordinata, secondo le linee del presente Piano Operativo. Per conversione si intende la trasformazione dell’associazione da struttura educativa a struttura di intervento. È comunque escluso l’intervento estemporaneo di singoli o di gruppi, non coordinato con il livello associativo superiore”

1.2     Interazione con altre associazioni

Nell’affrontare una qualsiasi emergenza e, in particolar modo, in sede di pianificazione e prevenzione di rischi è auspicabile la relazione con altre Associazioni che si occupino a vario livello    di   Protezione      Civile.    Perché    la collaborazione possa essere chiara e trasparente è opportuno esplicitare la rete di relazioni e le
modalità in cui questa venga costruita in modo da poter contare su una voce unitaria e legittima verso l’esterno.
Nella nostra provincia opera la Consulta Provinciale del Volontariato per la Protezione Civile, di cui nel 1985? siamo stati tra i soci fondatori      attraverso    il     gruppo     Pegaso (associazione formata da alcuni Capi della nostra zona interessati alla Protezione Civile), e alla quale abbiamo aderito dopo pochi mesi come
AGESCI Zona di Modena.

1.2.1 Nella consulta sono presenti la maggior parte delle associazioni che si occupano di protezione civile e rappresenta quindi il luogo privilegiato di confronto con le altre Associazioni oltre a rappresentare il canale privilegiato di relazione con le Autorità competenti in materia di Protezione civile.Per quanto riguarda i rapporti con le altre associazioni che insistono sul nostro territorio ma non partecipano ai lavori della Consulta, si rimanda alle linee guida sulla collaborazione con altre associazioni. Viene allegata al presente documento perché possa essere strumento di confronto e valido riferimento pur mantenendo la     sua    indipendenza       in     considerazione dell’applicabilità non solo alle attività operative di Protezione Civile.

2     Intervento di Protezione Civile

2.1    Generalità


L’Associazione in caso di calamità interviene in quanto tale ed in forma unitaria in base, nell’ordine:

  • al nuovo Piano Operativo Agesci per gli interventi in caso di emergenza (P.O.);
  • al Piano Operativo Regionale (P.O.R.);
  • a convenzioni dirette con le Autorità Amministrative e di Protezione Civile;
  • a    convenzioni    stipulate  attraverso organismi di secondo livello cui aderisce (coordiamenti, consulte,…).
2.1.1   La Zona, in caso di calamità, interviene il più presto possibile attraverso la sua struttura, convertendosi secondo il presente Piano Operativo di Zona (P.O.Z.). È esclusa qualsiasi forma di partecipazione estemporanea di singoli o di gruppi non coordinata con il livello associativo superiore.

2.1.2 La Zona, avvalendosi della collaborazione dell’incaricato/a EPC con il supporto della pattuglia di Zona EPC:
  • mantiene i contatti e coordina i singoli Gruppi mantenendo il collegamento con la Regione;
  • gestisce i rapporti con le Autorità Locali Amministrative e di Protezione Civile.

2.2 Ruolo e compiti dell’Associazione nell’intervento


2.2.1   Richiamando l’art 1.2.1. e 1.2.2. del P.O. riteniamo competenza specifica primaria il sostegno psico-sociale alle popolazioni colpite da calamità.

2.2.2  Riteniamo altresì importante concorrere, in coordinamento con le altre forze di volontariato, a fronteggiare gli interventi di natura tecnico-urgente previsti dalle competenti autorità con riferimento al Volontariato nei Piani di Rischio e nelle Convenzioni.

2.2.3   Qualunque sia il compito che il volontario/a AGESCI è chiamato a compiere (socio-assistenziale, logistico, tecnico,…), l’attenzione alla persona, con particolare riguardo ai più deboli, rappresenta, in modo particolare in attività di emergenza, caratteristica fondamentale del nostro stile di servizio.

2.2.4   La Zona adempie le necessarie formalità atte a salvaguardare il mantenimento del posto di lavoro ed il relativo trattamento economico e previdenziale per i propri associati impegnati nelle emergenze       o    nelle    esercitazioni autorizzate dalle competenti autorità.

3   Forze

3.1  Squadre di intervento precostituite

3.1.1   Sono  chiamate  a  prestare immediatamente il sevizio EPC, dando il tempo alle Comunità Capi di organizzarsi e convertirsi.

3.1.2   Ne     viene    preordinato    il    servizio attraverso turnazioni che permettano la più veloce attivazione.

3.1.3   Sono composte        da   Capi    ed   adulti educatori:
  • con     esperienza    e   formati,     anche all’esterno dell’Associazione;
  • che esprimono la loro reperibilità specificando tempi di attivazione, periodi e raggio di intervento.

3.2 Comunità Capi

3.2.1   Sono il soggetto primario nel rapporto con il territorio e presidio attivo di autoprotezione. Cura l’organizzazione del Gruppo nell’intervento predisponendo gli strumenti     adeguati   per    rispondere ordinatamente e velocemente.

3.2.2   In ragione della gravità dell’emergenza e del    numero di volontari coinvolti stabilisce se interrompere le attività.

3.3 Comunità R/S


3.3.1   L’intervento EPC può essere ambito di Servizio per le Comunità R/S. Esso deve essere preceduto da una riflessione adeguata all’interno della Comunità sul tipo di servizio che si viene chiamati a svolgere e dalla presa di coscienza personale.

3.3.2   Il servizio EPC deve essere non solo strumento     di    aiuto     alle   persone coinvolte, ma anche e soprattutto strumento di riflessione e crescita per la comunità.

3.3.3   Le disponibilità singole o di gruppi vengono comunicate attraverso il Capo Clan/La Capo Fuoco.

3.3.4   Tutta la comunità è chiamata a partecipare all’operazione,  contribuendone alla realizzazione e proponendo strumenti adeguati da coordinare con il livello superiore.

3.3.5   L’intervento     diretto è limitato tassativamente      ai   soli     componenti maggiorenni accompagnati preferibilmente da un Capo del Gruppo di appartenenza (meglio se della Branca).

3.4 Capigruppo e Referenti EPC

 
3.4.1 I Capigruppo, o per essi il Referente EPC di Gruppo,
  • promuovono l’intervento della Comunità Capi e R/S;
  • raccolgono le disponibilità nella propria Comunità Capi e, attraverso i capi della branca della propria comunità R/S;
  • mantengono il collegamento operativo con il livello superiore.

3.5 Squadre di intervento


3.5.1   È un insieme di minimo 3 persone (5 in attuazione di POR e PO) organizzate ed autosufficienti. È coordinata da un Capo, che assume le funzioni di Caposquadra, nominato dal settore EPC di Zona.

3.6 Segreteria di emergenza


3.6.1   Affianca l’incaricato nella gestione delle disponibilità, delle squadre, dei mezzi e delle attrezzature.

3.6.2   È composta da alcuni componenti delle squadre di primo intervento, di numero adeguato alla gravità dell’intervento.

3.6.3   Mantiene il collegamento tra i diversi livelli coinvolti.

3.6.4   Entra in possesso di dati degli associati e provvede al loro trasferimento a chi di competenza.

3.6.5   È dotata degli strumenti adeguati per realizzare i compiti che le sono assegnati.

3.7 Attrezzature e Mezzi


3.7.1   Vengono messi a disposizione della segreteria di emergenza all’attivazione delle procedure di emergenza.

3.7.2   Se di proprietà di singoli Gruppi è auspicabile vengano preventivamente censiti e vengano stabilite procedure condivise attraverso protocolli scritti.

4 Fasi di intervento

4.1 attenzione


4.1.1   Alla     notizia    della    calamità  o dell’attivazione    delle   procedure     di emergenza viene attivata la fase di attenzione.

4.1.2   Serve a preparare la struttura alle fasi di intervento stabilite nel PO e nel POR.

4.1.3   Coinvolge solo la componente operativa: i quadri, la pattuglia di Zona EPC, le squadre precostituite, i referenti EPC.

4.1.4   Vengono       informate     le     strutture competenti e le forze disponibili (con riguardo ai mezzi ed alle attrezzature vengono contattati gli incaricati alla manutenzione ed alla custodia) per rendere effettiva la reperibilità.

4.2  ricognizione ed allertamento


4.2.1   Viene stabilito il coordinamento continuo tra i diversi livelli Associativi coinvolti.

4.2.2   Viene attivata la segreteria d’emergenza e, se necessario, una o più squadre di primo      intervento        con      funzione ricognitiva.

4.2.3   Se gli esiti della ricognizione lo rendono necessario i Responsabili di Zona di concerto con l’incaricato EPC stabiliscono l’allertamento e la conversione della struttura attivando la catena EPC.

4.2.4   Vengono        raccolte     le    disponibilità attraverso la segreteria d’emergenza che informa      la     Regione      comunicando nominativi e codici di censimento.

4.3 attuazione dell'intervento


4.3.1   la segreteria    d’emergenza verifica e valida     le    disponibilità     raccolte, aggregandole     quando opportuno in squadre.

4.3.2   viene disposto l’intervento assegnando i compiti operativi o trasferendo le disponibilità     alla     struttura      di coordinamento;

4.3.3   viene mantenuto  costante il coordinamento tra i diversi livelli Associativi coinvolti.

4.4 conclusione


4.4.1   I Responsabili di Zona di concerto con l’incaricato EPC e sentita la Regione, stabiliscono        la       conclusione dell’intervento.
4.4.2   L’incaricato EPC riassume la verifica del servizio svolto dalla Zona inviando relazione ai Responsabili di Zona e all’IIRR EPC.

5 gestione operativa ed economica

5.1 coincidenza di attivazioni

5.1.1   qualora la Zona venisse attivata da più di un canale di attivazione la priorità viene    attribuita     secondo  l’ordine riportato al punto 2.1.1. a prescindere dalla successione temporale.

5.1.2   Sarà possibile rispondere ad una attivazione di ordine inferiore qualora rimangano disponibilità in esubero rispetto    all’attivazione   di   ordine superiore.

6    Allegati (bozza)

6.1   Attività preventive e di preparazione all’intervento:
6.1.1    formazione
6.1.2   attività educative e di prevenzione
6.2   Schede raccolta disponibilità individuale, di zona, regionale, RS.
6.3   Scheda validazione squadre
6.4   Scheda rimborsi spese, carburante
6.5   Per i datori di lavoro
6.6   Collaborazione tra le zone della stessa provincia
6.7   Estratto dell’assicurazione
6.8   Estratto della legge sulla privacy
6.9   Collaborazione con altre associazioni


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