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Commenti alla lettera dell'arcivescovo

by mythsmith last modified 2008-04-16 12:32

“Dalla rassegnazione alla speranza”: le parole che l’arcivescovo mons. Benito Cocchi ha indirizzato ai modenesi in occasione della festa di S.Geminiano con la lettera alla città., suscitano, come ogni anno , commenti e riflessioni soprattutto da parte di chi riveste un ruolo pubblico ed è direttamente impegnato nell’amministrazione della città e del territorio. D’altra parte, il messaggio di quest’anno conteneva espliciti riferimenti all’impegno politico, sociale e civile per la realizzazione del bene comune e, proprio su questi temi, insistono i commenti riportati di seguito.

La via della partecipazione e dell’impegno

Il rituale messaggio indirizzato dall’Arcivescovo Mons. Benito Cocchi alla collettività modenese in occasione della Festività del Patrono San Geminiano segna all’inizio di questo nuovo anno i temi della “vita della città e nella città”, indirizzando la riflessione della comunità cristiana e della società civile sulle situazioni di disagio che affiorano nelle attuali forme di convivenza.

Una convivenza affievolita a causa delle profonde trasformazioni socio – economiche degli ultimi decenni in una semplice presenza stanziale rispetto alle preesistenti condizioni di vicinanza affettiva, familiare e di comune appartenenza ed alla salda rete di conoscenze e relazioni costruite nel tempo. La lettera ai modenesi, pervasa da un richiamo costante, anche se non esplicito, alle ragioni della solidarietà umana, individuale e collettiva, esprime con vigore e piena lucidità l’esigenza di un ripensamento delle relazioni nella città, luogo nel quale oggi i singoli non appaiono come il “prossimo”, la persona più vicina, bensì come “l’altro da noi”, il “diverso” di cui temere.

Tali considerazioni, che investono anche le tematiche della sicurezza, e più precisamente quelle della sensazione di sicurezza nel territorio urbano, dell’immigrazione e del rapporto con i nuovi residenti, non possono lasciare nessuno, individuo, società civile ed Istituzioni, indifferente, inducendo anzi, nel loro condiviso apprezzamento, a perseverare nella ricerca ed attuazione di quelle strategie che assicurino, attraverso il conseguimento di una generale sicurezza sociale, una vera “convivenza nella città” con politiche ed azioni integrate di tutti i soggetti che la città vivono ed amministrano per costruire un nuovo patto sociale e ricreare i legami già esistenti tra i cittadini e tra loro e l’ambiente urbano.

In tal senso giusta e puntuale è l’indicazione dell’Arcivescovo ad evitare sentimenti di rassegnazione che abbandonerebbero il presidio dei “valori della convivenza” ed a perseguire con coraggio e determinazione la via della partecipazione e dell’impegno per rifondare, a servizio della comunità, le “ragioni dell’autentica e solidale convivenza cittadina”, reale oggetto e base dell’odierno messaggio pastorale.

Giuseppina Di Rosa

Prefetto di Modena


Osare e ambire un futuro migliore

Le parole di S. E. Mons. Benito Cocchi pronunciate in occasione della festa del Patrono suonano come un monito autorevole rivolto alla comunità modenese, un monito che viene in questo caso non solo da un “pastore”, ma da un autorità morale in sintonia con quanti rappresenta e che sa cogliere, capire e comprendere i sentimenti e lo stato d’animo di chi sta intorno a lui.

Nelle sue parole non c’è e non si legge solo il messaggio e l’incitamento a confrontarsi e a cambiare il proprio atteggiamento nei confronti della vita, ma la lezione a tutti noi, agli uomini delle Istituzioni a uscire dai palazzi, a vivere tra le gente ad ascoltare “il disagio che porta a chiudersi in se stessa e raffredda i rapporti interpersonali”.

E’ stato accolto con il plauso di tutti, ma il grande garbo con cui si rivolge ai cittadini non deve far passare in secondo ordine l’accorato e preoccupato appello rivolto alla gente comune, alla società civile, chiamata ad assumersi direttamente con rigore e dedizione impegni di gestione della nostra società nella constatazione che anche nella nostra amata città crescono inesorabilmente i segni di malessere, i disagi, l’insicurezza che lentamente portano alla rassegnazione, “colpa di omissione” per un cristiano se non suscita adeguata reazione. Nella sua lettera ai modenesi, non solo ci esorta a rafforzare e ad adoperarci per rinsaldare quel “senso di appartenenza”, un senso che è fatto di valori alti, condivisi, positivi, che costituiscono il solo credibile argine che si può erigere contro il degrado, l’abbandono, il diffuso individualismo, che sempre di più connota il mondo contemporaneo, ma ci indica serenamente la strada dove attingere forza e speranza per reagire.

L’invito ad aprirci alla “speranza” non è, dunque, in questa chiave semplicemente il richiamo ad una “virtù”, ma l’esortazione ad innalzare il livello del confronto, a peritarsi nuovamente con quella progettualità politica che sembra essersi smarrita nella quotidianità di un orizzonte fine a se stesso, ad intervenire e concorrere. Questo intervento ci richiama anche come Università ai nostri doveri di “maestri” verso i giovani, di educatori rigorosi delle loro coscienze verso un sapere critico, perché siano capaci di osare e ambire un futuro migliore per se, che non può essere separato dalla sorte e dalla condizione degli altri.

La cultura, la scienza, la tecnica, i saperi che noi trasmettiamo ai giovani, agli studenti che sempre più numerosi accorrono a noi, sono poca cosa se non finalizzati a un progetto, a un disegno di riscatto sociale e benessere che veda partecipe tutta la società. E’ questa l’Università che costruiamo.

Giancarlo Pellacani

Rettore università di Modena e Reggio Emilia


Creare una prospettiva di comunità

Dalla rassegnazione alla speranza, dall'impegno personale al bene comune: i temi trattati da Mons. Cocchi nella sua lettera ai modenesi costituiscono, credo, critica e stimolo a tutti per un'esistenza più completa, a partire dalle scelte individuali per arrivare all'impegno nel governo della cosa pubblica.

"Un cristiano -ci dice il nostro Vescovo citando il cardinal Martini- non può limitarsi alla critica, deve interessarsi ed impegnarsi per il luogo in cui vive". Idee che subito mi hanno riportato ad altre parole: " …non si può fare a meno della politica, in un mese qualsiasi forma di convivenza verrebbe distrutta -ci diceva di recente il filosofo Remo Bodei, geminiano onorario- l'aspra e severa bellezza della politica consiste nell'accettare le sfide, integrando i cittadini nella comunità, soppesando i pericoli, promuovendo diritti comuni e metabolizzando i conflitti con senso di responsabilità…".

Una coincidenza di visione generale tra pensatori cattolici e laici che deve farci riflettere con attenzione. Non è la prima volta, ovviamente, che questa convergenza si realizza, ma credo comunque si tratti di un segnale importante: allo stesso tempo la sottolineatura di un pericolo grave, la rassegnazione all'individualismo, ma anche l'enunciazione di una possibile soluzione, l'impegno individuale verso il bene comune. La ricerca del bene comune, come risposta anche ai problemi personali, la consapevolezza che l'isolamento produce incertezza, paura, diffidenza nel nuovo. Da qui la necessità di riprendersi la Città, da molti armai considerata la dimensione ottimale per affrontare e superare le contraddizioni di una società che fatica a stare in equilibrio tra l'infinitamente grande e l'irrimediabilmente piccolo.

Così come è indispensabile l'esortazione all'impegno dei singoli cittadini, è ancora più importante il richiamo alle donne ed agli uomini che concorrono al governo delle città: ai politici, agli amministratori, a chi rappresenta parti importanti della società, dai sindacati agli imprenditori. Perchè se l'impegno deve essere di tutti, le responsabilità, invece, devono necessariamente essere diverse, commisurate al ruolo che ci è stato assegnato.

La risposta deve essere articolata e comprendere la capacità di decidere, il coinvolgimento degli interessi particolari nel quadro generale, l'uso razionale delle risorse, la soluzione dei problemi dell'oggi senza aggravare quelli di domani, l'equilibrio fra i diritti ed i doveri.

Passare dalla rassegnazione alla speranza, credo comporti la consapevolezza di una posta in gioco alta, un'idea di società che neutralizzi coloro che vogliono impedire di decidere perché a loro non conviene, isoli chi vuole soddisfare il particolare contro il generale, denunci il rischio di impoverire le future generazioni, pratichi e non solo proclami i doveri di solidarietà sociale, come li chiama la nostra costituzione, quale condizione per realizzare i diritti.

La politica deve essere impegnata a realizzare le cose possibili, ma questo non significa accontentarsi, rinunciare alla speranza. Anzi, è proprio con la capacità di dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini, di quelli più in difficoltà in particolare, che si contribuisce a creare una prospettiva di comunità, un senso di appartenenza nuovo, basato sulla fiducia consapevole in un futuro che possiamo rendere migliore del presente.

Giorgio Pighi

sindaco di Modena


Investire sulla formazione politica

La speranza come valore che deve accompagnare la comunità nell’affrontare le difficoltà del presente e le sfide del futuro. E’ uno spunto molto utile di riflessione quello offerto alla città dall’arcivescovo attraverso la tradizionale Lettera ai modenesi in occasione della festa di San Geminiano, messaggio che è patrimonio non solo dei cattolici ma dell’intera comunità.

Il clima di incertezza, il crescente senso di solitudine dell’individuo, i nuovi egoismi che alimentano le paure sono realtà con le quali tutti, oggi, ci confrontiamo quotidianamente.

Chi ha responsabilità politiche, di governo e di opposizione, ha un ruolo primario perché è chiamato ad assumere delle scelte. Responsabilità, coerenza e tutela dell’interesse generale sono i valori che devono orientare la loro azione. Ma non è compito facile, perché fare delle scelte significa anche sfidare l’impopolarità. E qui sta la difficoltà del politico che spesso, oggi, si trova solo di fronte a una sorta di rifiuto collettivo della responsabilità. Si tende a privilegiare la tutela del particolare rispetto al bene comune.

Oggi si è creata innegabilmente una rottura tra chi ha responsabilità politico-istituzionali e l’opinione pubblica, e questo accade certamente perché la politica ha dato spesso esempi di scarsa coerenza e di autoreferenzialità. Il danno maggiore che questi comportamenti sbagliati hanno prodotto è proprio la disaffezione generale verso chi è chiamato a governare la cosa pubblica. In una parola, l’antipolitica. Attenzione tuttavia a non generalizzare, perché non tutti sono così, non tutti sono interessati solo al potere fine a se stesso e a garantire la propria sopravvivenza.

Personalmente – e come me, penso tanti altri – considero la politica come servizio agli altri, il bene comune e la responsabilità i valori che guidano la ragione di una scelta e di un impegno politico maturati nell’età dell’adolescenza grazie alla formazione ricevuta in seno a un’associazione cattolica. Proprio per questo ritengo necessario investire sulla formazione politica, sociale e umana, che negli ultimi anni è stata considerata una componente residuale nella concezione culturale di vita.

Anch’io in certi momenti, di fronte alle degenerazioni di una parte della classe politica, provo un senso di vergogna e la voglia di abbandonare, di fare altre scelte di impegno. Ciò che mi spinge ad andare avanti sono l’educazione e la formazione che ho ricevuto, insieme alle mie convinzioni più intime.

Ma è fuor di dubbio che ci sia l’esigenza di recuperare quei valori che l’arcivescovo richiama nella Lettera ai modenesi. Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Costituzione repubblicana, un’occasione straordinaria per comprendere dall’esperienza e dai comportamenti di quella classe dirigente – composta da forze antagoniste, animate però dal senso di profonda responsabilità e dalla ricerca del bene comune - cosa significa anche oggi stare in politica. E’ un richiamo che tocca prima di tutto i politici, ma che deve trovare anche nella società quella partecipazione e quell’impegno necessari per dare alla nostra città e al Paese la speranza.

Emilio Sabattini

Presidente della Provincia


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