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Chi siamo?

by mythsmith last modified 2006-12-10 08:38

"Quei ragazzi in pantaloni corti che girano con degli enormi zaini"...

E SOTTO I PANTALONCINI?

L'obiettivo dello scoutismo, al di là delle apparenze

"Quei ragazzi in pantaloni corti che girano con degli enormi zaini". Quando, dieci anni fa, gli scout di Castelfranco Emilia si lanciarono in una inchiesta chiedendo ai cittadini modenesi: "Cosa le viene in mente se le dico la parola scout?", non immaginavano che la maggior parte delle risposte sarebbe stata di questo tipo; vale a dire un po' esteriori. Certo, i calzoncini al ginocchio in pieno inverno e lo zaino da montagna colpiscono l'immaginario collettivo; ma questa è solo la parte più appariscente della proposta scout.

Per chi è dentro al mondo dello scoutismo le attività che si svolgono sono date pressoché per scontate, ma per coloro che non hanno contatti con questo ambiente educativo il tutto è spesso ammantato da un alone di mistero. Il fatto che gli scout adottino poi un gergo tutto loro, fatto spesso di termini tecnici o di sigle buffe, non aiuta certo a capirne di più. Se per esempio, mentre siete in treno, ascoltate la conversazione di due adulti che dicono: "Stasera abbiamo Co.Ca.", rassicuratevi: non sono narcotrafficanti che si organizzano per lo spaccio, bensì due educatori che si ricordano vicendevolmente l'appuntamento per la riunione della Comunità Capi. Facezie a parte, è bene ricordare innanzitutto che lo scoutismo è, come accennato sopra, un ambito educativo: quindi qualcosa di più ampio e articolato che non, per intenderci, un gruppo tipo "colonia" che fa delle gite in montagna o – peggio – un anonimo parcheggio che custodisce i bambini al sabato pomeriggio mentre papà e mamma se la spassano.

L'obiettivo di fondo dello scoutismo, indicato dal fondatore Robert Baden-Powell, è quello di crescere dei buoni cittadini: persone cioè che sappiano prendersi cura della realtà in cui vivono e lasciarla migliore di come l'hanno trovata.


Festa per gli 80 anni di scoutismo a Modena
Foro Boario - Settembre 2002

Tutte le attività proposte, sia quelle regolari come la riunione settimanale, sia quelle straordinarie (come uscite di due giorni, campi di due settimane in tenda e così via), convergono senza eccezioni verso questo obiettivo. Ovviamente per gradi: al lupetto di otto anni non si chiede di prendere una posizione sulla situazione mediorientale. Semmai, tramite la lealtà e il rispetto delle regole nel gioco di squadra, egli apprende nel concreto cosa significa osservare le leggi e giocare non solo per se stessi ma in team, avendo attenzione per gli altri. E scusate se è poco.


CON LE MANI, CON I PIEDI E CON IL CUORE

Cosa si fa negli scout

A memoria d'uomo, la parte più brutta di un campo scout non è essere sorpresi da un acquazzone mentre si cammina; non è vedersi invadere il campeggio da una mandria bovina; e non è nemmeno rimanere senz'acqua per giorni interi. Anzi, le esperienze sopraccitate – ci crediate o no – sono assai divertenti da affrontare (chi scrive può testimoniarlo in prima persona). No, la parte veramente noiosa dei campi è quando alla fine si ritorna a casa e, sedutisi finalmente a tavola con il resto della famiglia, i genitori chiedono puntualmente: "Allora, raccontaci un po' cosa hai fatto".

E' davvero difficile riportare quel che si combina agli scout perché, alienate dal contesto in cui si svolgono, le attività rischiano di sembrare tendenti al masochismo, completamente folli, o più spesso entrambe le cose insieme. In realtà v'è una profonda riflessione educativa dietro alle iniziative che vengono proposte dallo scoutismo; le quali sono comunque troppe per poter essere elencate nel dettaglio. E' possibile però individuare alcuni grandi aree, al cui interno le attività si differenziano a seconda dell'età dei ragazzi. Un primo ambito molto importante è quello del gioco. Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, consigliava di "fare tutto con il gioco e niente per gioco". Il giocare abitua al rapportarsi con gli altri, a rispettare le regole, a saper vincere e anche a saper perdere.
C'è poi l'ambito forse più appariscente, quello dello “scouting” vero e proprio: quindi l'avventura in tenda, le costruzioni fatte di pali e nodi, il contatto con la natura, le scarpinate sui monti; ma anche, in un senso più cittadino, l'esplorazione delle realtà circostanti.

L'abilità manuale è un'area probabilmente meno conosciuta: la capacità di fare qualcosa con le proprie mani (non solo nodi: oggettistica con materiali di riciclo, costruzioni in legno, espressione artistica) proviene da un'idea di "sapere per fare" lontana anni luce da un astratto e vieto "sapere per sapere". Ci sono infine le attività più legate al saper stare in comunità: la vita di gruppo con le sue strutture e le sue cerimonie, la valorizzazione dei più grandi attraverso ruoli di responsabilità e servizio verso i piccoli, l'educazione della fede, il servizio verso i propri concittadini. A proposito di quest'ultimo è bene segnalare che la stereotipata "buona azione" del fare attraversare la vecchina agli incroci è caduta in disuso dopo l'invenzione dei semafori pedonali; vale a dire da diversi decenni! Tutte queste attività vengono proposte sia durante le riunioni settimanali sia durante le uscite di un fine settimana o i campi estivi di dieci-quindici giorni: quelli più difficili da raccontare per chi non li ha mai visti con i suoi occhi. Ma se siete incuriositi fatevi avanti: molti gruppi cercano cambusieri e cucinieri per l'estate. Anche voi potreste vedere più da vicino il mondo dello scoutismo; e starà a voi, a questo punto, rispondere alla fatidica domanda: "Allora, che si fa negli scout?".


di Lorenzo Trenti



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